Category: Ricerca sulle staminali

E’ recente l’annuncio di un team medico-scientifico di Abu Dhabi relativo a una nuova terapia cellulare sperimentale per trattare i danni ai polmoni che possono verificarsi in seguito a un’infezione da Covid-19. Il metodo prevede il prelievo delle cellule staminali direttamente dal sangue di pazienti che presentano segni di complicanze ai polmoni e, in seguito a dei processi di laboratorio, vengono somministrate ai pazienti tramite inalazione.

Non sono ancora stati pubblicati lavori scientifici relativamente a questo processo che è ancora in fase di ricerca e anche se il trattamento sembrerebbe sicuro, non dannoso, servirà del tempo per comprendere se questa tecnica potrà portare, insieme ad altri trattamenti già in atto, dei benefici ai pazienti.

L’articolo originale spiega che l’Abu Dhabi Stem Cell Centre ha messo a punto un metodo per veicolare le cellule al paziente sotto forma di vapore che viene poi inalato direttamente nei polmoni con un processo di nebulizzazione. Sebbene lo scopo iniziale del procedimento consistesse nell’accertarne soprattutto la sicurezza, il gruppo di ricerca ha constatato un recupero dei pazienti senza reazioni avverse. Il Centro di Abu Dhabi ha potuto così avviare dei trial clinici per valutare la potenziale efficacia del trattamento da utilizzare, eventualmente, insieme alle terapie standard già in atto.  Inoltre, altri centri stanno prendendo in considerazione la terapia con cellule staminali come metodo per proteggere i pazienti dagli effetti causati dalle sovra reazioni spesso messe in atto dai propri sistemi immunitari. L’articolo cita anche la ricerca avviata da un ospedale di New York dove un piccolo gruppo di pazienti gravi hanno tratto beneficiato da terapie con cellule staminali.

Di seguito il link all’articolo:
https://amp.thenational.ae/uae/health/coronavirus-how-uae-s-new-stem-cell-therapy-could-help-patients-1.1014303

Abbiamo già parlato in passato del potenziale terapeutico delle cellule staminali per le malattie dell’occhio (vedi Blog) e, a maggior ragione, ci sembra utile fare il punto della situazione dei progressi raggiunti ad oggi.

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La newsletter di ottobre aveva lo scopo di aggiornarvi sui progressi raggiunti dal mondo scientifico nell’ambito dell’espansione cellulare. Questa volta, siamo lieti di mettere a vostra disposizione un testo scritto dal Direttore Scientifico di Smart Cells, la D.ssa Ann Smith, relativamente a una nuova promettente tecnica che riguarda la possibilità di produrre pelle e tessuti in maniera più efficiente e veloce, grazie anche alle cellule staminali.

Insomma, quando si parla di futuro e di cellule staminali, è d’obbligo pensare ai potenziali, futuri sbocchi che esulano dalla più nota terapia standard in ambito ematopoietico.  Vi auguriamo dunque una buona lettura e a presto!

 

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E’ in continuo aumento l’interesse della comunità scientifica nei confronti dei trapianti con sangue cordonale anche se fino ad oggi le staminali da midollo osseo rappresentano la prima fonte per trapianti in ambito oncoematologico.  Tuttavia, negli ultimi anni è andata aumentando in maniera significativa la ricerca sul sangue cordonale e nello spazio temporale di poco più di un anno, siamo venuti a conoscenza di ben tre studi che illustrano l’importanza di questa risorsa, soprattutto in alcune forme leucemiche.

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Traduciamo per intero l’estratto dell’articolo appena pubblicato su Stem Cells Translational Medicine

Un gruppo di ricercatori del Saban Research Institute of Children’s Hospital di Los Angeles è riuscito a generare un fegato umano funzionale da tessuti ingegnerizzati provenienti da cellule staminali e cellule progenitrici adulte. L’organo prodotto contiene componenti strutturali normali come epatociti, dotti biliari e vasi sanguigni. Lo studio è stato pubblicato on line sulla rivista specializzata Stem Cells Translational Medicine.  (altro…)

Il trapianto con sangue cordonale: i primi 25 anni e oltre.
L’anno scorso è stato pubblicato un importante documento sui primi 25 anni di trapianto di sangue cordonale. Il documento, proveniente da fonti scientifiche note e e affidabili , riassume in più pagine, e in maniera obiettiva, lo stato attuale dei trapianti, i progressi e i limiti attuali, ma anche le tecniche e gli studi in atto per migliorare e sfruttare al meglio questa preziosa risorsa nel futuro.

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Le cellule staminali ricreano i tessuti dell’occhio e ripristinano le funzioni della cornea

L’occhio è un organo complesso formato da elementi specializzati derivati da diverse linee cellulari primordiali. Ad esempio, la retina (membrana interna al bulbo oculare, fondamentale per la visione e collegata al nervo ottico) si forma da cellule che daranno origine anche al sistema nervoso, mentre la cornea (membrana presente nella parte anteriore del bulbo oculare, che funziona da lente) si origina da cellule che produrranno parti del nostro corpo, come ad esempio la pelle.

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Riparata lesione al midollo spinale grazie alle cellule staminali

Per la prima volta un team dell’università di San Diego in California è riuscito a riparare una lesione al midollo spinale grazie all’utilizzo di cellule staminali. Il lavoro, recentemente apparso sulla prestigiosa rivista Nature Medicine, apre la strada a nuovi studi sul meccanismo che regola la rigenerazione del sistema nervoso periferico e alle possibili applicazioni terapeutiche sull’uomo.

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Questo mese due gruppi di ricerca hanno pubblicato contemporaneamente la loro ricerca sullo sviluppo degli embrioni umani. Entrambi i gruppi hanno fermato gli esperimenti a 14 giorni, in linea con le raccomandazioni internazionali relative alla produzione di cellule staminali, e ad oggi sono i primi gruppi che si spingono così in avanti nel tempo, considerato che tutti i lavori precedenti si sono fermati ad un massimo di 9 giorni di sperimentazione.

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E’ sicuro l’utilizzo delle cellule staminali pluripotenti per la medicina rigenerativa? Un recente studio lo conferma

I ricercatori dell’università di Cambridge hanno trovato l’evidenza più forte fino ad oggi sulla sicurezza delle cellule staminali umane pluripotenti e questa scoperta potrebbe avere enormi ripercussioni nell’uso della medicina rigenerativa.

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